Il passaporto vaccinale in Italia

Il passaporto vaccinale permetterà agli italiani di ricominciare a viaggiare?


Dopo mesi di crisi sanitaria, rallentamento di interi settori economici e paralisi del turismo a livello mondiale, il vaccino anti-covid sembra essere la svolta tanto attesa per uscire dal tunnel della pandemia. Ma come fare per tradurre questa prodezza della scienza in uno strumento per ricominciare finalmente a viaggiare? Mentre nella maggior parte dei Paesi la campagna vaccinale è solo alle prime fasi, molti sono convinti che il passaporto vaccinale sia il nuovo lasciapassare per la normalità. Tra pro e contro, ecco a che punto è la situazione in Italia.


Che cos’è il passaporto vaccinale? Come funziona e quando sarà attivo?


Il passaporto vaccinale sarà un documento nel quale verrà certificata la vaccinazione contro il coronavirus, l’avvenuta guarigione e i risultati dei test nel caso in cui la persona, per scelta, per controindicazioni mediche o per imperativi dovuti al calendario vaccinale, non abbia ricevuto il vaccino.


L’Unione Europea ha dato il suo accordo al Digital Green Pass per la ripresa degli spostamenti per lavoro e turismo all’interno dell’Europa e non solo. Protezione dei dati, sicurezza, privacy sono gli aspetti delicati da esaminare prima di dare il via al passaporto vaccinale europeo che sarà molto probabilmente un dispositivo in formato digitale.
Quando? Il progetto sarà dibattuto a fine marzo al Consiglio Europeo prima di passare al vaglio dei diversi Stati membri. Bisognerà definire i dettagli e gli aspetti tecnici del provvedimento che si vorrebbe attivo per l’estate.
Quando sarà possibile parlare di passaporto vaccinale in Italia? Pro e contro di una situazione inedita 
Il passaporto vaccinale suscita un dibattito molto acceso intorno a questioni di privacy, ma anche di discriminazione, di accessibilità alla vaccinazione e di sicurezza sanitaria. Accanto a dei vantaggi che sembrano evidenti, alcuni risvolti più complessi suscitano esitazioni e reticenze da parte di alcuni Paesi.

 

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Qualche pro…

 

  • Il passaporto vaccinale permetterà di riavvicinarsi alla normalità, di ricominciare a viaggiare con maggiore sicurezza e di riavviare attività economiche e turistiche fortemente danneggiate dalla crisi sanitaria.
  • Un sistema di QR code permetterà di utilizzare le informazioni nel rispetto dei dati personali.
  • Il passaporto vaccinale non equivale a rendere il vaccino obbligatorio e chi non si vaccina potrà viaggiare rispettando gli obblighi di test e quarantena imposti dai diversi Stati.

… e qualche contro

 

  • In una parte della popolazione vaccinata persiste il rischio di contrarre forme lievi della malattia e quindi di veicolarla. L’incertezza circa l’efficacia del vaccino sulla prevenzione della trasmissione della malattia ha portato anche l’OMS a schierarsi, per ora, contro l’obbligo della prova di vaccinazione come condizione per l’apertura delle frontiere. Senza contare le varianti del virus che potrebbero rimettere in discussione l’efficacia del vaccino.
  • Il passaporto vaccinale all’interno della comunità europea è discriminante visto che la campagna vaccinale procede a ritmi diversi nei vari Paesi.
  • Protezione dei dati, uguaglianza tra i cittadini, questioni etiche… il dibattito è molto acceso tra i diversi governi e all’interno dei singoli Stati.

 

In Italia il settore del turismo è piuttosto favorevole al passaporto vaccinale considerato come la soluzione per recuperare le stagioni perse, ma l’accordo non è unanime: il Garante per la privacy ha richiamato l’attenzione sui problemi di protezione di dati personali delicati come sono le informazioni sullo stato vaccinale, sui rischi di discriminazioni, violazioni e altre azioni illecite, e sulla necessità di legiferare a livello nazionale.

 

Le regioni però non aspettano e prendono iniziative locali adattandosi all’evoluzione della campagna vaccinale, alla situazione sanitaria e alle esigenze economiche.

 

La Sardegna, diventata Zona Bianca il 1° marzo, ha tolto l’obbligo di test negativo o isolamento fiduciario di 10 giorni ai viaggiatori in arrivo muniti di un certificato di vaccinazione. Il Lazio ha annunciato che da metà marzo fornirà un certificato vaccinale online da usare in futuro in Italia o all’estero.  

In quali Paesi il passaporto vaccinale è già una realtà?


Italia, Spagna, Portogallo, Slovacchia, Austria, Estonia: i Paesi favorevoli al passaporto vaccinale sono sempre più numerosi, ma altri, come Francia, Belgio e Paesi Bassi, si mostrano più reticenti.


In attesa di trovare un accordo comune, alcuni Stati hanno già preso dei provvedimenti a livello nazionale. La Danimarca ha deciso di rilasciare un passaporto vaccinale per viaggiare e partecipare a eventi sportivi e culturali; e la stessa decisione è stata presa in Svezia. Anche in Polonia le persone munite di un certificato di vaccinazione godranno di un allentamento di alcune misure restrittive. La Grecia, che apre le frontiere preferenzialmente ai turisti in provenienza da Paesi come Israele con un piano avanzato di vaccinazione, ha dichiarato che la stagione turistica partirà a metà maggio con l’accoglienza di viaggiatori vaccinati, immunizzati o negativi in provenienza dagli altri paesi UE.


E nel mondo?


Israle, che ha vaccinato massivamente la popolazione, dispensa dalla quarantena all’arrivo le persone con certificato di vaccinazione o di guarigione rilasciato in Israele. Inoltre chi è in possesso di questo documento gode già di maggiori libertà all’interno del Paese.


L’Islanda non impone nessuna misura sanitaria ai viaggiatori che possono presentare un certificato di guarigione o un certificato internazionale di vaccinazione.


Le Seychelles hanno aperte le frontiere ai viaggiatori che arrivano muniti di certificato di vaccinazione e di un test PCR negativo fatto entro 72 ore dalla partenza.


La Cina ha attivato un programma di certificazione digitale non obbligatorio per permettere ai cittadini cinesi di riprendere a viaggiare.
Attenzione! Il vaccino si considera pienamente efficace dopo due settimane dall’iniezione della seconda dose.


Vuoi conoscere di più sulle misure in vigore per viaggiare? Leggi il nostro articolo sui Paesi che hanno imposto l’obbligo di stipulare un’assicurazione sanitaria ai viaggiatori in arrivo.

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Travel Pass IATA: il passaporto digitale delle compagnie aeree per riaprire i voli internazionali
Uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi sanitaria è quello dei trasporti aerei: la IATA (Associazione del trasporto aereo internazionale) ha registrato per il 2020 una perdita di 118 miliardi di dollari e una diminuzione della domanda del 65,9%. 
Per facilitare i viaggi e riavviare i voli internazionali, la IATA sta introducendo il Travel Pass, un passaporto digitale mirato a facilitare gli spostamenti dei viaggiatori. Eterogeneità delle misure applicate alla frontiera dai diversi Paesi, difficoltà a trovare le informazioni necessarie per viaggiare, necessità di facilitare i controlli alla frontiera garantendo l’autenticità dei dati: sono questi i problemi a cui risponde il passaporto digitale della IATA.
Come funzionerà? Sottoforma di un’applicazione digitale il Travel Pass permetterà ai viaggiatori di registrare i risultati dei test e gli eventuali certificati di vaccinazione, ma anche di trovare laboratori e centri di depistaggio per ogni tipo di test richiesto, di avere informazioni di viaggio a seconda della destinazione, e di presentare dei dati più sicuri ai controlli di frontiera. Mediante un sistema tipo QR code questo dispositivo dovrebbe rendere i controlli alla frontiera più rapidi e sicuri.
Etihad Airways, Emirates e Qatar Airways stanno testando questo sistema che è osservato con molto interesse anche da compagnie aeree europee.
Insomma, la situazione resta complessa ma c’è un gran fermento e, in questo siamo tutti d’accordo, una voglia sempre più forte di rimettersi in viaggio!
E se vuoi già qualche idea di viaggio e altre informazioni sulle misure sanitarie in vigore ti potrebbe interessare il nostro articolo su dove viaggiare con il coronavirus.
Stay tuned!

 

L’articolo è aggiornato sulla base delle raccomandazioni del Ministero degli Esteri

e delle misure in vigore nei Paesi menzionati.

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